a cura di Valerio Turrini

a cura di Valerio Turrini

Nella ricerca della verita' il nemico numero uno sara' l’Oregon

Days Gone è esattamente quello che ci si aspettava da un open world con quelle premesse, lungamente atteso non ha deluso.

I ragazzi di Bend Studios dopo aver chiuso la pluripremiata serie di Syphon Filter, si sono un po’ persi nei meandri delle sfortunate console portatili Playstation, dove hanno proposto gli spin-off dedicati a Resistance e Uncharted e anche qui qualche capitolo di Syphon Filter. C’era il desiderio di cimentarsi in un progetto più ampio e più impegnativo, una qualcosa dedicato al grande pubblico di Playstation 4 e quel progetto è Days Gone, un open world a tema post-apocalisse “zombie” che rientra in quella categoria di giochi adatti davvero ad ogni tipo di giocatore.
Days Gone si pone l’obiettivo di raccontare una storia impegnativa, dove la complessa caratterizzazione dei personaggi la fa da padrona. A partire dal tormentato Deacon St. John il nostro protagonista biker che si guadagna da vivere come cacciatore di taglie in un mondo dove sempre più spesso i mostri non sono solo gli zombie, ma soprattutto gli umani sopravvissuti all’epidemia. Il nostro biker ha l’obiettivo di ritrovare la sua amata Sarah, portata via dalla misteriosa organizzazione governativa Nero, con la promessa di guarirla e portarla in un rifugio sicuro, ma della quale purtroppo non ha più alcuna notizia.
E così mentre cercherà di sopravvivere nel Oregon post-apocalittico, Deacon cercherà anche degli indizi per trovare Sarah, ma non finisce qui, perché l’arco narrativo di Days Gone, intreccia non solo la storia di Deacon, ma anche quella dei diversi comprimari più importanti, creando una narrazione incredibilmente variegata che ci accompagnerà per ben 40 ore di gioco. Una longevità decisamente alta, ma che purtroppo come è normale che sia, non si mantiene sempre sugli stessi ritmi alternando fasi più accese e movimentate a momenti un po’ troppo piatti.

Uno dei tanti meriti da dare a Bend Studio per Days Gone è l’assottigliamento della differenza tra missioni principali e missioni secondarie, un lavoro veramente eccelso che difficilmente si vede in altri giochi (The Witcher 3 e pochi altri), dove piuttosto che avere delle missioni secondarie riempitive, ci sono delle vere e proprie storyline alternative oltre a quella principale, che ci porteranno ad esplorare l’Oregon in lungo e in largo e a massacrare orde di Furiosi.
Il ritmo come dicevamo alterna fasi più lente soprattutto agli inizi, per poi andare a salire, almeno per quanto riguarda la storyline principale. Questa scelta è dovuta al fatto che Bend Studio abbia voluto bilanciare bene la piramide di apprendimento per Days Gone, dandoci il tempo e il modo di imparare gradualmente i concetti base del gioco, migliorare il nostro equipaggiamento di pari passo con l’aumentare della difficoltà e riuscendo nell’ardua impresa di non farci sentire mai overpowered rispetto agli avversari sia umani che Furiosi, che pur caratterizzati da una IA non proprio eccelsa, sapranno regalarci sempre parecchie noie se saremo incauti.
Tra le file dei nemici infatti non ci saranno solo i Furiosi, tra cui troviamo diverse tipologie via via più difficili da affrontare, ma anche altri gruppi di sopravvissuti tra cui ci saranno anche i Ripugnanti, una comunità di persone che venera i Furiosi e l’apocalisse che li ha portati e che rappresentano una minaccia da non sottovalutare, soprattutto nelle prime fasi di gioco dove le armi e l’equipaggiamento di Deacon sono ancora acerbe.
Proseguendo nel gioco, otterremo i materiali e gli upgrade necessari per migliorare il nostro equipaggiamento e la moto ovviamente, il nostro mezzo di trasporto che ci scarrozzerà per tutto l’Oregon e che dovremo gestire al meglio, mantenendola sempre operativa e pronta per qualsiasi evenienza. Fidatevi, non è una bella cosa rimanere a secco di benzina, di notte, nelle vicinanze di un’orda di Furiosi e magari anche con scarso equipaggiamento; diciamo che quasi sempre equivale a morte certa. Riguardo alle Orde, ci aspettavamo che fossero più radicate all’interno del gameplay di Days Gone, in realtà fanno la loro comparsa molto tardi nel gioco, ma risultaranno terrificanti in quanto potranno raccogliere fino a 500 furiosi.
Affrontare un Orda richiederà parecchio impegno e prontezza di riflessi nel valutare l’opzione migliore, sfruttare l’ambiente circostante per cercare di dividerli e massacrarli in “piccoli” gruppi.
Qualora l’incontro con l’Orda sia casuale allora l’unica opzione e correre e scaricargli addosso il nostro arsenale mentre sfruttiamo l’ambiente circostante per rallentarli, mentre invece se avremo l’opportunità di pianificare il nostro attacco, potremo piazzare delle trappole lungo il percorso che faremo con l’Orda al seguito, in maniera da decimarli in maniera intelligente. Questa pianificazione sarà decisamente più fattibile durante il giorno, quando le centinaia di Furiosi si andranno a rintanare in caverne e luoghi più bui possibili, visto che come accadeva in Io Sono Leggenda, gli “zombie” di Days Gone non amano particolarmente la luce del sole, un elemento che sarà molto importante sfruttare a nostro vantaggio. Dal punto di vista tecnico, Days Gone risulta essere un buon gioco, con un Unreal Engine che mostra i muscoli nella realizzazione delle ambientazioni dell’Oregon e stupisce nei cambiamenti climatici, quando lentamente si passerà dalla pioggia battente a un nevischio che in qualche minuto imbiancherà le strade in maniera e visivamente straordinaria. Ottimi anche i modelli dei personaggi e gli effetti particellari, seppure ci saremmo aspettati una maggiore cura nelle espressioni facciali, forse perché ormai ci siamo abituati troppo bene per quanto riguarda le esclusive Sony, dove capolavori come God of War e Uncharted 4 sono paragonabili agli effetti CGI dei film.
In conclusione, Days Gone è esattamente quello che ci si aspettava da un open world con quelle premesse, un blockbuster adatto ad ogni tipo di giocatore che diverte per tutta la sua durata e che ci regala una narrativa matura e di gran livello, al pari di altre produzioni simili che in un mondo popolato da battle royale e multiplayer competitivi, fa sempre piacere giocare.

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