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a cura di Federico Baglivo

a cura di Federico Baglivo

Miriam cerca la verità in un tetro mondo del XIX Secolo, mentre la Gilda degli Alchimisti effettua macabri rituali ed esperimenti

Dopo una campagna crowdfunding trionfale e ben quattro anni di sviluppo, arriva finalmente il metroidvania Bloodstained, titolo di ArtPlay che con ogni probabilità possiamo tranquillamente definire come l’erede spirituale di Castlevania: Symphony of the Night.

Uno dei principali generi videoludici che sembra essere tornato maggiormente in risalto negli ultimi anni è senza dubbio quello dei metroidvania. Questo peculiare mix unisce sapientemente, non solo nel nome, elementi tratti da due delle serie più amate del mondo dei videogiochi, come Metroid – nel caso specifico, parliamo di Super Metroid – e Castlevania, offrendo al giocatore un gameplay d’azione e avventura dove la crescita del proprio personaggio è costante. Uno dei rappresentanti più illustri di questa tipologia di giochi è senza dubbio Castlevania: Symphony of the Night che, probabilmente, ancora oggi rappresenta il miglior esponente del genere dei metroidvania disponibile nel mondo dei videogiochi.
Pubblicato da Konami negli anni ’90, il titolo venne sviluppato ed ideato dalla geniale mente di Koji Igarashi, all’epoca dipendente della software house nipponica.
Dopo diversi anni ed una notevole serie di titoli, Iga decide di staccarsi da Konami per proseguire da solo e, nel 2014, decide di lanciare una campagna di raccolta fondi su Kickstarter sia per accontentare i fan di vecchia data che chiedevano a gran voce un nuovo metroidvania del producer giapponese, sia per dimostrare a potenziali investitori quanto fosse alta la domanda di un nuovo videogioco avente quelle determinate caratteristiche.
La campagna, come prevedibile, riscosse un enorme successo, e lo studio raccolse la bellezza di oltre cinque milioni e mezzo di dollari utili per far partire lo sviluppo del nuovo titolo di Iga: oggi, dopo quattro anni di intenso sviluppo, conditi da qualche piccolo incidente di percorso, ci troviamo tra le mani Bloodstained: Ritual of the Night, un metroidvania intenso e, per alcuni versi, anche molto classico, degno erede di quel capolavoro che fu Symphony of the Night.
Bloodstained: Ritual of the Night è ambientato nel XIX Secolo e racconta le vicende di Miriam, una giovane donna rimasta orfana poco dopo la nascita. Cresciuta ed adottata dalla Gilda degli Alchimisti, venne sottoposta a misteriosi esperimenti e macabri rituali di possessione demoniaca, che avvenivano mediante l’uso di cristalli speciali chiamati Shards.
Questi cristalli, però, oltre a rappresentare una fonte di potere sono altresì molto pericolosi, in quanto tendono lentamente a cristallizzare il corpo del portatore.
Come da tradizione della serie Castlevania, anche in Bloodstained ci ritroveremo in mezzo alle lotte di potere, agli intrighi e ai doppi giochi dei personaggi che dovremo affrontare per arrivare a vedere il finale, senza ovviamente dimenticarci della classica esplorazione di un castello infestato da demoni di ogni tipo.Demoni che, ogni qual volta verranno uccisi, rilasceranno secondo una certa percentuale di probabilità un cristallo contenente il loro potere: una volta assorbito il cristallo, Miriam sarà in grado di fare suo il potere del mostro sconfitto, così da poterlo utilizzare contro i nemici che affronteremo lungo l’arco della nostra avventura. Continuando sul discorso gameplay, è chiaro come Bloodstained: Ritual of the Night rappresenti una naturale evoluzione di quanto già visto in altri metroidvania prima di lui: nelle fasi iniziali il senso di gratificazione percepito è molto alto grazie alla notevole diversificazione dei nemici presenti nelle varie stanze.
Inoltre, per tutti i nostalgici di quelli che dai più sono definiti i migliori capitoli della serie Castlevania – ovvero Aria e Dawn of Sorrow, nonché il già citato Symphony of the Night – ritrovare delle scelte di design come la scivolata tattica d’evasione all’indietro, piuttosto che quella d’attacco in avanti, o vedere che il sistema di assorbimento dei cristalli ricorda molto quello delle anime dei due Sorrow citati prima, non fa altro che aggiungere ulteriore valore ad una produzione che ha molto da offrire ai nuovi e vecchi videogiocatori, sia in termini di gioco che di estetica. Persino le movenze di Miriam ricordano quelle di Alucard.
Ma Bloodstained non è necessariamente un titolo solo ed esclusivamente derivativo, anzi. Ha un’anima ed un’impronta personale decisamente marcata, utile per emergere nel panorama del mercato videoludico odierno.
Lo fa sicuramente grazie al suo gameplay, che affonda si le sue radici negli stilemi classici del genere di riferimento per proporre e rinfrescare la sua formula, ma lo fa soprattutto anche con la sua personalissima e generosa estetica. Graficamente il titolo viene magistralmente gestito da Unreal Engine e, pur presentando una camera fissa che scorre orizzontalmente, non perde alcun dettaglio ma, al contrario, esalta ambienti e personaggi, che sono interamente in 3D.
Gran parte del merito va senza ombra di dubbio alla direzione artistica del team di sviluppo giapponese che ha saputo ascoltare le critiche ricevute dai giocatori della beta, andando a migliorare notevolmente gli asset grafici del titolo. Menzione speciale anche per la colonna sonora, davvero evocativa e d’atmosfera: il più delle volte farete davvero fatica a non restare estasiati dalle sue note.
In definitiva, l’obiettivo di Bloodstained e del suo creatore Iga può dirsi completamente centrato: arriva infatti nelle nostre console un metroidvania di prim’ordine, capace di coniugare alla grande il vecchio ed il nuovo per proporre un titolo che trasuda passione da ogni poro videoludico. Noi di Players non possiamo fare altro che consigliarvelo caldamente!